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CREAZIONE O EVOLUZIONE? 
Modificato Da Alessio Follieri  in 05/02/2009 19.47.52)

Creazione o Evoluzione?

Le ragioni di un filosofo.

Di Alessio Follieri.

 

Negli ultimi anni è andata sempre più lievitando una questione che ha assunto un certo folklore sociale, politico e ideologico, che vede i creazionisti sostenitori dell’ipotesi del “Disegno Intelligente” opporsi agli evoluzionisti, sostenitori della Teoria Darwiniana dell’evoluzione delle specie. Negli Stati Uniti negli ultimi decenni si inanellano cause intentate dai creazionisti per accusare gli evoluzionisti di sostenere una falsa teoria (neodarwiniana) chiedendo che ne venga proibito persino l’insegnamento scolastico, anche se fino ad oggi nessun tribunale ha mai sentenziato la vittoria dei creazionisti contro gli evoluzionisti. E’ una diatriba annosa che si protrae da lungo tempo, essa vede infatti un conflitto ideologico logoro ma inesauribile di scuole di pensiero molto diverse tra di loro. I creazionisti sostenitori del noto “disegno intelligente”, sono in particolar modo persone di diverso spessore culturale di ambienti molto vicini ai teologi cristiani, quindi nella disputa i creazionisti appartengono essenzialmente alla scuola religiosa, mentre gli evoluzionisti posti molto spesso sul banco degli imputati sono della scuola scientifica, e costituiscono un alta percentuale della comunità scientifica mondiale. E’ una questione che va ben al di la delle essenziali discussioni teoriche, essa non ha solo confini culturali ma si estende sotto profili politici, sociali e ideologici, scavalcando anche gli stessi confini degli Stati Uniti, diventando una questione ideologica mondiale.
 Secondo queste premesse, il problema della creazione posto solo sulla questione della diatriba che pone in contrasto i creazionisti alla continua ricerca di argomenti validi contro gli evoluzionisti o viceversa, non ci concede di andare al centro di un problema così profondo e importante. La questione di contrasto ideologico tra le due parti non solo non ha mai avuto luogo (sebbene appare il contrario), ma addirittura non è mai iniziato perché non è mai stato affrontato nelle giuste premesse iniziali.
 Sono errate: a) le premesse teologiche a sostegno del creazionismo, b) le fondamenta logiche, c) le basi delle posizioni scientifiche a sostegno dell’evoluzionismo.
 In realtà tutto l’argomento creazione o evoluzione, se si vuole esprimere un idea logica basata sulla libertà di pensiero, sono errate in ambedue le parti. Diciamo piuttosto che il problema è diventato esclusivamente una questione di appartenenza ad una fazione piuttosto che all’altra, essa è divenuta un ammissione di potere culturale di un ideologia a scapito dell’altra, si è trasformata in una serie di questioni che nulla hanno a che fare con una ragion logica di fondo per affrontare il tema. Fiumi di inchiostro e decine di pubblicazioni hanno portato i creazionisti a diffondere le proprie ragioni, che ragioni non sono secondo gli evoluzionisti, dei quali la maggior parte sposa la concezione atea dell’inesistenza di un creatore. Si è generata un indubbia confusione in merito che il problema per lungo tempo resterà stagnante, privo di alcuna soluzione e quando si intende una soluzione, non significa necessariamente di una risposta definitiva verso l’una o l’altra, ma anche di un atteggiamento culturale coerente con il problema di fondo.
 Affrontando quali sono le premesse errate, occorre inevitabilmente specificarne i contenuti guardando in primo luogo la creazione. I creazionisti sono della maggior parte se non la totalità, rispettivamente motivati dalla fede cristiana quindi seguono i precetti fondamentali della creazione biblica, questo implica la fondazione delle proprie tesi legate quasi esclusivamente alla concezione di culto legata alla religione stessa, quindi anche le premesse teologiche appartengono direttamente alle motivazioni espressa dalla stessa fede cristiana. Questo aspetto implica che il creazionismo è cristianesimo, quindi la questione è cristianesimo vs evoluzionismo e questa precisazione non è di poca importanza. Ciò è ancor più importante se valutiamo la conseguenza che la teologia intesa in senso lato valuta: Dio e i suoi rapporti con il mondo, quindi lo stesso Dio e i rapporti tra il creatore e il mondo sono il frutto di ciò che intende la religione cristiana ed è essa oggetto di critica fondamentale secondo gli evoluzionisti. Ciò implica che gli stessi evoluzionisti si propongono a critica della fede incentrando la loro attenzione unicamente alla fede cristiana ed a questo punto potremmo interrogarci: e le altre religioni? Questa domanda non è per invalidare le ragioni racchiuse all’interno del percorso della fede cristiana, ma ben sappiamo che tale premessa ha delle conseguenze logiche fondamentali che saranno in seguito più evidenti. La seconda premessa generale errata parte da un secondo preconcetto: chi stabilisce che la creazione coinvolge direttamente ed esclusivamente la questione religiosa della fede? Questo aspetto può apparire controverso, ma è fondamentale perché porta a un inferenza apparentemente indubbia secondo cui creazione uguale religione, ma è pur vero che la religione è un tema molto vasto che implica molte cose. Non credo di sostenere un eresia affermando che nelle sue basi fondamentali ogni religione non risulta limpida e perfetta nelle sue affermazioni fondamentali riguardo la natura della vita e del mondo, esiste una questione religiosa che va affrontata e chiarita per comprenderne le basi essenziali. In ultima istanza, occorre prendere in esame la questione logica di fondo: è logica e lampante l’antitesi tra creazione e evoluzione? Chi pone il problema e perché? Naturalmente a questo punto si porrebbe per il fatto che in tribunale ci sono finiti i creazionisti motivati da fede religiosa contro gli evoluzionisti quale gruppo costituito da coloro che sono motivati da un senso scientifico di fondo, ma in fondo se A cita B, non implica che la motivazione che spinge A nel citare la motivazione di B sia una conseguenza logica fondamentale. Se i creazionisti citano in tribunale gli evoluzionisti, o anche viceversa non implica che creazione o evoluzione siano in antitesi, la questione è piuttosto che vogliamo stabilire a priori i concetti in antitesi, ciò non implica che lo siano di fatto.
 Naturalmente oltre questa motivazione esiste un percorso storico che vede il maturarsi e svilupparsi di un contrasto sempre più aspro della frangia religiosa che per millenni ha sostenuto indisturbata la tesi di un universo creato da Dio (secondo i suoi precetti si intende), attaccata dalla nuova idea evoluzionista, un teoria scientifica che diventa il baluardo di vittoria della ragione sulla superstizione, secondo i più convinti razionalisti. E’ innegabile l’esistenza e l’aumento sempre più prevaricante del contrasto culturale di fondo, ma indubbiamente come visto fino ad ora lo “scontro” si muove su binari molli per entrambe le parti. In realtà ciò che è avvenuto è l’aumento preponderante e fuori controllo di un problema in cui né gli evoluzionisti né i creazionisti ne hanno affatto la minima soluzione. I primi mi daranno ragione, i secondi mi condanneranno come eretico, naturalmente. L’evoluzione di Darwin, è una teoria elegante, intuitiva e sulla base semplice, la quale ha portato in epoca successiva alla formazione della scuola neodarwiniana, sebbene le basi siano semplici, in realtà l’argomentazione diventa sempre più complessa nel compito dei biologi, chimici, genetisti, essi assieme ad una comunità scientifica molto ampia che coinvolge scienziati di molte discipline diverse, concordano sul fatto che ogni forma vivente esiste in virtù di mutazioni genetiche avvenute in modo lentissimo da una generazione all’altra in tempi lunghissimi, in ere che si perdono all’alba dei tempi. Tutti noi esseri umani e le altre forme viventi su questa terra proveniamo da un ceppo comune, un evento misterioso e lontano nel tempo che ha portato secondo fenomeni chimici del tutto sconosciuti al formarsi delle prime forme viventi semplici le quali per mezzo della riproduzione e mutazione si sono diversificate lentamente nel tempo giungendo a tutte le specie che possiamo vedere oggi attorno a noi, compresi naturalmente noi stessi. La vita non necessita di alcun creatore, è un fenomeno chimico che non appena si sono manifestate le condizioni necessarie tramite mutazioni casuali e selezione naturale che ha portato all’estinzione e all’avvio di moltissime specie diverse, giunge a ciò che possiamo osservare attualmente. Nessun creatore per l’origine, nessun creatore per le mutazioni, tutto avviene secondo uno specifico percorso espresso riflettendo una famosa frase di Jaques Monod –dal caso e dalla necessità-. Naturalmente pian piano che sono proceduti i grandi progressi della biologia molecolare la teoria si è affinata ed ha trovato nuovi parametri di riscontro, ma nondimeno essa non è esule da problemi di fondo che pongono dubbi anch’essi scientifici sul concetto stesso dell’evoluzione, ma che naturalmente avranno significato in seguito. Gli scienziati com’è logico pensare pongono questa conquista intellettuale oltre il proprio confine di competenza giungendo a definire la natura un qualcosa in linea di principio che sarà sempre più accessibile nel tempo, essi non accettano la risposta di Dio ai fenomeni, ma piuttosto cercano di sperimentare sui fenomeni per conoscerne le caratteristiche essenziali che guidano a nuovi perfezionamenti.
 A prescindere da tutti i limiti scientifici a riguardo (ce ne sono indubbiamente), bisogna osservare un fatto, se l’uomo avesse da principio accettato la risposta ultima in Dio per ogni cosa, seguendo i precetti religiosi, non avrebbe mai scoperto alcunché della natura circostante, ma occorre fare attenzione, bisognerebbe valutare se questo spirito scientista non finisce per generare un insolenza riguardo l’approccio sistematico della conoscenza della natura, finendo per sopravvalutare la capacità della conoscenza umana e delle ragioni su cui si fonda, rispetto alla vastità e alla grandezza della natura circostante, ma questo è un secondo problema che merita interesse in separata sede.
Dalla controparte i creazionisti mossi da un concetto tradizionalista di fede ma anche da una stretta appartenenza religiosa, muovono le proprie critiche supportati spesso da idee labili, conservatrici e troppo tradizionaliste. E’ qui che subentra con grande importanza il problema religioso. Esso implica che sondando una qualsiasi religione, ci pone di fronte ad argomenti labili nelle ragioni fondamentali che le muovono, spesso gli sviluppi teologici derivano da concezioni antiche di millenni ed ormai superate dai nuovi progressi culturali. Questo non vuole rappresentare un attacco alla fede, ma piuttosto un apertura della fede verso il nuovo, sebbene resto cosciente del fatto di poter essere accusato aspramente da tutti coloro che sono supportati da un senso di fede tradizionalista. Le religioni del libro impongono necessariamente l’osservanza e l’assunzione assoluta di tutto ciò che è stato scritto nel libro per mano di Dio. Affacciandoci alla religione cristiana, si evince che la Sacra Bibbia sia il libro fondamentale, l’unico della verità, ma in realtà un indagine moderna mostra che il libro non rispecchia fedelmente e in tutte le sue parti la verità, al contrario apre molte questioni spinose causate da coloro che hanno scritto il libro. Naturalmente la fede imporrebbe di fatto l’accettazione che Dio ha scritto la Bibbia, ma ben sappiamo che non è così, la Bibbia è scritta dagli uomini, da esseri umani che sono stati più o meno testimoni di eventi straordinari. La differenza tra le due condizioni è essenziale se si vuole comprendere che indagini storiche possono mostrare che la stessa Bibbia è stata trascritta migliaia di volte in epoche molto diverse, aggiunte, tagli, trasformazioni di parole, sono state più volte apportate ai testi ed è innegabile che nelle librerie di tutto il mondo non sia la Bibbia quel risultato di una fedele trascrizione della verità, ma in essa si manifestano incongruenze profonde tra un testo e l’altro. Nondimeno bisogna sondare un secondo aspetto molto importante : come coniugare ciò che oggi è possibile sondare con la scienza, con quanto è iscritto nei libri sacri? Questo sforzo non è stato mai compiuto in modo esauriente, perché la tradizione è uno dei concetti fondamentali di ogni culto religioso del mondo. Tuttavia nonostante questi concetti che dovrebbero essere discussi, elaborati e affrontati secondo rigori logici ben precisi, la fede libera di ogni individuo non è di per se discutibile, essa a prescindere dalla natura di appartenenza, appare come quella parte imprescindibile che è insita in gran parte delle persone di tutto il mondo, ma ciò non toglie che è possibile aprirsi verso il nuovo e cercare risposte anche nell’ambito della stessa fede, ma qui il tema naturalmente appare ancora più spinoso e bollente.
 La logica impone certi ragionamenti, è una sete di verità ed anche di valutare come stanno realmente le cose, il fatto che anche il tema religioso può essere discutibile non significa che sia falso, il fatto che io stesso posso muovere una critica sebbene mi fondo sua una scrittura che può risultare discutibile ma alla quale fondo la mia fede, non implica di conseguenza che la creazione sia un evento falso mai accaduto. Il problema è che molti atei evoluzionisti muovono le loro critiche poggiando in primis sulla natura logica delle loro scoperte scientifiche, ma anche sull’infondatezza sulla quale si basano le diverse fedi, dato che in questione appare principalmente quella cristiana, essi ritengono di conseguenza di poter dimostrare l’inesistenza di un creatore. Come lo stesso famoso darwinista Richard Dawkins sostiene “non solo si può valutare l’inesistenza di Dio ma esso appare non necessario”. Questo tentativo porta con presunzione ad escludere tante altre possibilità.
 Tutto ciò implica una conseguenza fondamentale: creazione o evoluzione, è un tema che si fonda su presupposti sbagliati, porta gli evoluzionisti a credere che le proprie ragioni siano assolute e fondamentali, al punto tale di poter affermare al momento che la creazione non è un evento accaduto e che non esiste nessuna prova sull’esistenza di Dio (secondo loro), dall’altra porta i creazionisti a promuovere il loro “antievoluzionismo” basandosi su fondamenti religiosi e attacchi teorici spesso labili. Ma perché non considerare i due termini creazione ed evoluzione entrambi concetti fondamentali, ma che pretendono un apertura di entrambe le parti verso l’assunzione di un nuovo modo di intendere il problema? Sebbene sia un grande argomento degno di infinito interesse, perché ancor oggi non avanzare ricerche profonde e interessanti sull’esistenza di Dio, svincolate dal dogma e dalla tradizione? Perché non utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per un impegno civile di ricerca della verità? La risposta è che né gli uni, né gli altri intendono aprire alla gente il tema per un comune confronto e dibattito degno della ragione moderna.
 
Negli ultimi anni è andata sempre più lievitando una questione che ha assunto un certo folklore sociale, politico e ideologico, che vede i creazionisti sostenitori dell’ipotesi del “Disegno Intelligente” opporsi agli evoluzionisti, sostenitori della Teoria Darwiniana dell’evoluzione delle specie. Negli Stati Uniti negli ultimi decenni si inanellano cause intentate dai creazionisti per accusare gli evoluzionisti di sostenere una falsa teoria (neodarwiniana) chiedendo che ne venga proibito persino l’insegnamento scolastico, anche se fino ad oggi nessun tribunale ha mai sentenziato la vittoria dei creazionisti contro gli evoluzionisti. E’ una diatriba annosa che si protrae da lungo tempo, essa vede infatti un conflitto ideologico logoro ma inesauribile di scuole di pensiero molto diverse tra di loro. I creazionisti sostenitori del noto “disegno intelligente”, sono in particolar modo persone di diverso spessore culturale di ambienti molto vicini ai teologi cristiani, quindi nella disputa i creazionisti appartengono essenzialmente alla scuola religiosa, mentre gli evoluzionisti posti molto spesso sul banco degli imputati sono della scuola scientifica, e costituiscono un alta percentuale della comunità scientifica mondiale. E’ una questione che va ben al di la delle essenziali discussioni teoriche, essa non ha solo confini culturali ma si estende sotto profili politici, sociali e ideologici, scavalcando anche gli stessi confini degli Stati Uniti, diventando una questione ideologica mondiale.
 Secondo queste premesse, il problema della creazione posto solo sulla questione della diatriba che pone in contrasto i creazionisti alla continua ricerca di argomenti validi contro gli evoluzionisti o viceversa, non ci concede di andare al centro di un problema così profondo e importante. La questione di contrasto ideologico tra le due parti non solo non ha mai avuto luogo (sebbene appare il contrario), ma addirittura non è mai iniziato perché non è mai stato affrontato nelle giuste premesse iniziali.
 Sono errate: a) le premesse teologiche a sostegno del creazionismo, b) le fondamenta logiche, c) le basi delle posizioni scientifiche a sostegno dell’evoluzionismo.
 In realtà tutto l’argomento creazione o evoluzione, se si vuole esprimere un idea logica basata sulla libertà di pensiero, sono errate in ambedue le parti. Diciamo piuttosto che il problema è diventato esclusivamente una questione di appartenenza ad una fazione piuttosto che all’altra, essa è divenuta un ammissione di potere culturale di un ideologia a scapito dell’altra, si è trasformata in una serie di questioni che nulla hanno a che fare con una ragion logica di fondo per affrontare il tema. Fiumi di inchiostro e decine di pubblicazioni hanno portato i creazionisti a diffondere le proprie ragioni, che ragioni non sono secondo gli evoluzionisti, dei quali la maggior parte sposa la concezione atea dell’inesistenza di un creatore. Si è generata un indubbia confusione in merito che il problema per lungo tempo resterà stagnante, privo di alcuna soluzione e quando si intende una soluzione, non significa necessariamente di una risposta definitiva verso l’una o l’altra, ma anche di un atteggiamento culturale coerente con il problema di fondo.
 Affrontando quali sono le premesse errate, occorre inevitabilmente specificarne i contenuti guardando in primo luogo la creazione. I creazionisti sono della maggior parte se non la totalità, rispettivamente motivati dalla fede cristiana quindi seguono i precetti fondamentali della creazione biblica, questo implica la fondazione delle proprie tesi legate quasi esclusivamente alla concezione di culto legata alla religione stessa, quindi anche le premesse teologiche appartengono direttamente alle motivazioni espressa dalla stessa fede cristiana. Questo aspetto implica che il creazionismo è cristianesimo, quindi la questione è cristianesimo vs evoluzionismo e questa precisazione non è di poca importanza. Ciò è ancor più importante se valutiamo la conseguenza che la teologia intesa in senso lato valuta: Dio e i suoi rapporti con il mondo, quindi lo stesso Dio e i rapporti tra il creatore e il mondo sono il frutto di ciò che intende la religione cristiana ed è essa oggetto di critica fondamentale secondo gli evoluzionisti. Ciò implica che gli stessi evoluzionisti si propongono a critica della fede incentrando la loro attenzione unicamente alla fede cristiana ed a questo punto potremmo interrogarci: e le altre religioni? Questa domanda non è per invalidare le ragioni racchiuse all’interno del percorso della fede cristiana, ma ben sappiamo che tale premessa ha delle conseguenze logiche fondamentali che saranno in seguito più evidenti. La seconda premessa generale errata parte da un secondo preconcetto: chi stabilisce che la creazione coinvolge direttamente ed esclusivamente la questione religiosa della fede? Questo aspetto può apparire controverso, ma è fondamentale perché porta a un inferenza apparentemente indubbia secondo cui creazione uguale religione, ma è pur vero che la religione è un tema molto vasto che implica molte cose. Non credo di sostenere un eresia affermando che nelle sue basi fondamentali ogni religione non risulta limpida e perfetta nelle sue affermazioni fondamentali riguardo la natura della vita e del mondo, esiste una questione religiosa che va affrontata e chiarita per comprenderne le basi essenziali. In ultima istanza, occorre prendere in esame la questione logica di fondo: è logica e lampante l’antitesi tra creazione e evoluzione? Chi pone il problema e perché? Naturalmente a questo punto si porrebbe per il fatto che in tribunale ci sono finiti i creazionisti motivati da fede religiosa contro gli evoluzionisti quale gruppo costituito da coloro che sono motivati da un senso scientifico di fondo, ma in fondo se A cita B, non implica che la motivazione che spinge A nel citare la motivazione di B sia una conseguenza logica fondamentale. Se i creazionisti citano in tribunale gli evoluzionisti, o anche viceversa non implica che creazione o evoluzione siano in antitesi, la questione è piuttosto che vogliamo stabilire a priori i concetti in antitesi, ciò non implica che lo siano di fatto.
 Naturalmente oltre questa motivazione esiste un percorso storico che vede il maturarsi e svilupparsi di un contrasto sempre più aspro della frangia religiosa che per millenni ha sostenuto indisturbata la tesi di un universo creato da Dio (secondo i suoi precetti si intende), attaccata dalla nuova idea evoluzionista, un teoria scientifica che diventa il baluardo di vittoria della ragione sulla superstizione, secondo i più convinti razionalisti. E’ innegabile l’esistenza e l’aumento sempre più prevaricante del contrasto culturale di fondo, ma indubbiamente come visto fino ad ora lo “scontro” si muove su binari molli per entrambe le parti. In realtà ciò che è avvenuto è l’aumento preponderante e fuori controllo di un problema in cui né gli evoluzionisti né i creazionisti ne hanno affatto la minima soluzione. I primi mi daranno ragione, i secondi mi condanneranno come eretico, naturalmente. L’evoluzione di Darwin, è una teoria elegante, intuitiva e sulla base semplice, la quale ha portato in epoca successiva alla formazione della scuola neodarwiniana, sebbene le basi siano semplici, in realtà l’argomentazione diventa sempre più complessa nel compito dei biologi, chimici, genetisti, essi assieme ad una comunità scientifica molto ampia che coinvolge scienziati di molte discipline diverse, concordano sul fatto che ogni forma vivente esiste in virtù di mutazioni genetiche avvenute in modo lentissimo da una generazione all’altra in tempi lunghissimi, in ere che si perdono all’alba dei tempi. Tutti noi esseri umani e le altre forme viventi su questa terra proveniamo da un ceppo comune, un evento misterioso e lontano nel tempo che ha portato secondo fenomeni chimici del tutto sconosciuti al formarsi delle prime forme viventi semplici le quali per mezzo della riproduzione e mutazione si sono diversificate lentamente nel tempo giungendo a tutte le specie che possiamo vedere oggi attorno a noi, compresi naturalmente noi stessi. La vita non necessita di alcun creatore, è un fenomeno chimico che non appena si sono manifestate le condizioni necessarie tramite mutazioni casuali e selezione naturale che ha portato all’estinzione e all’avvio di moltissime specie diverse, giunge a ciò che possiamo osservare attualmente. Nessun creatore per l’origine, nessun creatore per le mutazioni, tutto avviene secondo uno specifico percorso espresso riflettendo una famosa frase di Jaques Monod –dal caso e dalla necessità-. Naturalmente pian piano che sono proceduti i grandi progressi della biologia molecolare la teoria si è affinata ed ha trovato nuovi parametri di riscontro, ma nondimeno essa non è esule da problemi di fondo che pongono dubbi anch’essi scientifici sul concetto stesso dell’evoluzione, ma che naturalmente avranno significato in seguito. Gli scienziati com’è logico pensare pongono questa conquista intellettuale oltre il proprio confine di competenza giungendo a definire la natura un qualcosa in linea di principio che sarà sempre più accessibile nel tempo, essi non accettano la risposta di Dio ai fenomeni, ma piuttosto cercano di sperimentare sui fenomeni per conoscerne le caratteristiche essenziali che guidano a nuovi perfezionamenti.
 A prescindere da tutti i limiti scientifici a riguardo (ce ne sono indubbiamente), bisogna osservare un fatto, se l’uomo avesse da principio accettato la risposta ultima in Dio per ogni cosa, seguendo i precetti religiosi, non avrebbe mai scoperto alcunché della natura circostante, ma occorre fare attenzione, bisognerebbe valutare se questo spirito scientista non finisce per generare un insolenza riguardo l’approccio sistematico della conoscenza della natura, finendo per sopravvalutare la capacità della conoscenza umana e delle ragioni su cui si fonda, rispetto alla vastità e alla grandezza della natura circostante, ma questo è un secondo problema che merita interesse in separata sede.
Dalla controparte i creazionisti mossi da un concetto tradizionalista di fede ma anche da una stretta appartenenza religiosa, muovono le proprie critiche supportati spesso da idee labili, conservatrici e troppo tradizionaliste. E’ qui che subentra con grande importanza il problema religioso. Esso implica che sondando una qualsiasi religione, ci pone di fronte ad argomenti labili nelle ragioni fondamentali che le muovono, spesso gli sviluppi teologici derivano da concezioni antiche di millenni ed ormai superate dai nuovi progressi culturali. Questo non vuole rappresentare un attacco alla fede, ma piuttosto un apertura della fede verso il nuovo, sebbene resto cosciente del fatto di poter essere accusato aspramente da tutti coloro che sono supportati da un senso di fede tradizionalista. Le religioni del libro impongono necessariamente l’osservanza e l’assunzione assoluta di tutto ciò che è stato scritto nel libro per mano di Dio. Affacciandoci alla religione cristiana, si evince che la Sacra Bibbia sia il libro fondamentale, l’unico della verità, ma in realtà un indagine moderna mostra che il libro non rispecchia fedelmente e in tutte le sue parti la verità, al contrario apre molte questioni spinose causate da coloro che hanno scritto il libro. Naturalmente la fede imporrebbe di fatto l’accettazione che Dio ha scritto la Bibbia, ma ben sappiamo che non è così, la Bibbia è scritta dagli uomini, da esseri umani che sono stati più o meno testimoni di eventi straordinari. La differenza tra le due condizioni è essenziale se si vuole comprendere che indagini storiche possono mostrare che la stessa Bibbia è stata trascritta migliaia di volte in epoche molto diverse, aggiunte, tagli, trasformazioni di parole, sono state più volte apportate ai testi ed è innegabile che nelle librerie di tutto il mondo non sia la Bibbia quel risultato di una fedele trascrizione della verità, ma in essa si manifestano incongruenze profonde tra un testo e l’altro. Nondimeno bisogna sondare un secondo aspetto molto importante : come coniugare ciò che oggi è possibile sondare con la scienza, con quanto è iscritto nei libri sacri? Questo sforzo non è stato mai compiuto in modo esauriente, perché la tradizione è uno dei concetti fondamentali di ogni culto religioso del mondo. Tuttavia nonostante questi concetti che dovrebbero essere discussi, elaborati e affrontati secondo rigori logici ben precisi, la fede libera di ogni individuo non è di per se discutibile, essa a prescindere dalla natura di appartenenza, appare come quella parte imprescindibile che è insita in gran parte delle persone di tutto il mondo, ma ciò non toglie che è possibile aprirsi verso il nuovo e cercare risposte anche nell’ambito della stessa fede, ma qui il tema naturalmente appare ancora più spinoso e bollente.
 La logica impone certi ragionamenti, è una sete di verità ed anche di valutare come stanno realmente le cose, il fatto che anche il tema religioso può essere discutibile non significa che sia falso, il fatto che io stesso posso muovere una critica sebbene mi fondo sua una scrittura che può risultare discutibile ma alla quale fondo la mia fede, non implica di conseguenza che la creazione sia un evento falso mai accaduto. Il problema è che molti atei evoluzionisti muovono le loro critiche poggiando in primis sulla natura logica delle loro scoperte scientifiche, ma anche sull’infondatezza sulla quale si basano le diverse fedi, dato che in questione appare principalmente quella cristiana, essi ritengono di conseguenza di poter dimostrare l’inesistenza di un creatore. Come lo stesso famoso darwinista Richard Dawkins sostiene “non solo si può valutare l’inesistenza di Dio ma esso appare non necessario”. Questo tentativo porta con presunzione ad escludere tante altre possibilità.
 Tutto ciò implica una conseguenza fondamentale: creazione o evoluzione, è un tema che si fonda su presupposti sbagliati, porta gli evoluzionisti a credere che le proprie ragioni siano assolute e fondamentali, al punto tale di poter affermare al momento che la creazione non è un evento accaduto e che non esiste nessuna prova sull’esistenza di Dio (secondo loro), dall’altra porta i creazionisti a promuovere il loro “antievoluzionismo” basandosi su fondamenti religiosi e attacchi teorici spesso labili. Ma perché non considerare i due termini creazione ed evoluzione entrambi concetti fondamentali, ma che pretendono un apertura di entrambe le parti verso l’assunzione di un nuovo modo di intendere il problema? Sebbene sia un grande argomento degno di infinito interesse, perché ancor oggi non avanzare ricerche profonde e interessanti sull’esistenza di Dio, svincolate dal dogma e dalla tradizione? Perché non utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per un impegno civile di ricerca della verità? La risposta è che né gli uni, né gli altri intendono aprire alla gente il tema per un comune confronto e dibattito degno della ragione moderna.
 
Negli ultimi anni è andata sempre più lievitando una questione che ha assunto un certo folklore sociale, politico e ideologico, che vede i creazionisti sostenitori dell’ipotesi del “Disegno Intelligente” opporsi agli evoluzionisti, sostenitori della Teoria Darwiniana dell’evoluzione delle specie. Negli Stati Uniti negli ultimi decenni si inanellano cause intentate dai creazionisti per accusare gli evoluzionisti di sostenere una falsa teoria (neodarwiniana) chiedendo che ne venga proibito persino l’insegnamento scolastico, anche se fino ad oggi nessun tribunale ha mai sentenziato la vittoria dei creazionisti contro gli evoluzionisti. E’ una diatriba annosa che si protrae da lungo tempo, essa vede infatti un conflitto ideologico logoro ma inesauribile di scuole di pensiero molto diverse tra di loro. I creazionisti sostenitori del noto “disegno intelligente”, sono in particolar modo persone di diverso spessore culturale di ambienti molto vicini ai teologi cristiani, quindi nella disputa i creazionisti appartengono essenzialmente alla scuola religiosa, mentre gli evoluzionisti posti molto spesso sul banco degli imputati sono della scuola scientifica, e costituiscono un alta percentuale della comunità scientifica mondiale. E’ una questione che va ben al di la delle essenziali discussioni teoriche, essa non ha solo confini culturali ma si estende sotto profili politici, sociali e ideologici, scavalcando anche gli stessi confini degli Stati Uniti, diventando una questione ideologica mondiale.
 Secondo queste premesse, il problema della creazione posto solo sulla questione della diatriba che pone in contrasto i creazionisti alla continua ricerca di argomenti validi contro gli evoluzionisti o viceversa, non ci concede di andare al centro di un problema così profondo e importante. La questione di contrasto ideologico tra le due parti non solo non ha mai avuto luogo (sebbene appare il contrario), ma addirittura non è mai iniziato perché non è mai stato affrontato nelle giuste premesse iniziali.
 Sono errate: a) le premesse teologiche a sostegno del creazionismo, b) le fondamenta logiche, c) le basi delle posizioni scientifiche a sostegno dell’evoluzionismo.
 In realtà tutto l’argomento creazione o evoluzione, se si vuole esprimere un idea logica basata sulla libertà di pensiero, sono errate in ambedue le parti. Diciamo piuttosto che il problema è diventato esclusivamente una questione di appartenenza ad una fazione piuttosto che all’altra, essa è divenuta un ammissione di potere culturale di un ideologia a scapito dell’altra, si è trasformata in una serie di questioni che nulla hanno a che fare con una ragion logica di fondo per affrontare il tema. Fiumi di inchiostro e decine di pubblicazioni hanno portato i creazionisti a diffondere le proprie ragioni, che ragioni non sono secondo gli evoluzionisti, dei quali la maggior parte sposa la concezione atea dell’inesistenza di un creatore. Si è generata un indubbia confusione in merito che il problema per lungo tempo resterà stagnante, privo di alcuna soluzione e quando si intende una soluzione, non significa necessariamente di una risposta definitiva verso l’una o l’altra, ma anche di un atteggiamento culturale coerente con il problema di fondo.
 Affrontando quali sono le premesse errate, occorre inevitabilmente specificarne i contenuti guardando in primo luogo la creazione. I creazionisti sono della maggior parte se non la totalità, rispettivamente motivati dalla fede cristiana quindi seguono i precetti fondamentali della creazione biblica, questo implica la fondazione delle proprie tesi legate quasi esclusivamente alla concezione di culto legata alla religione stessa, quindi anche le premesse teologiche appartengono direttamente alle motivazioni espressa dalla stessa fede cristiana. Questo aspetto implica che il creazionismo è cristianesimo, quindi la questione è cristianesimo vs evoluzionismo e questa precisazione non è di poca importanza. Ciò è ancor più importante se valutiamo la conseguenza che la teologia intesa in senso lato valuta: Dio e i suoi rapporti con il mondo, quindi lo stesso Dio e i rapporti tra il creatore e il mondo sono il frutto di ciò che intende la religione cristiana ed è essa oggetto di critica fondamentale secondo gli evoluzionisti. Ciò implica che gli stessi evoluzionisti si propongono a critica della fede incentrando la loro attenzione unicamente alla fede cristiana ed a questo punto potremmo interrogarci: e le altre religioni? Questa domanda non è per invalidare le ragioni racchiuse all’interno del percorso della fede cristiana, ma ben sappiamo che tale premessa ha delle conseguenze logiche fondamentali che saranno in seguito più evidenti. La seconda premessa generale errata parte da un secondo preconcetto: chi stabilisce che la creazione coinvolge direttamente ed esclusivamente la questione religiosa della fede? Questo aspetto può apparire controverso, ma è fondamentale perché porta a un inferenza apparentemente indubbia secondo cui creazione uguale religione, ma è pur vero che la religione è un tema molto vasto che implica molte cose. Non credo di sostenere un eresia affermando che nelle sue basi fondamentali ogni religione non risulta limpida e perfetta nelle sue affermazioni fondamentali riguardo la natura della vita e del mondo, esiste una questione religiosa che va affrontata e chiarita per comprenderne le basi essenziali. In ultima istanza, occorre prendere in esame la questione logica di fondo: è logica e lampante l’antitesi tra creazione e evoluzione? Chi pone il problema e perché? Naturalmente a questo punto si porrebbe per il fatto che in tribunale ci sono finiti i creazionisti motivati da fede religiosa contro gli evoluzionisti quale gruppo costituito da coloro che sono motivati da un senso scientifico di fondo, ma in fondo se A cita B, non implica che la motivazione che spinge A nel citare la motivazione di B sia una conseguenza logica fondamentale. Se i creazionisti citano in tribunale gli evoluzionisti, o anche viceversa non implica che creazione o evoluzione siano in antitesi, la questione è piuttosto che vogliamo stabilire a priori i concetti in antitesi, ciò non implica che lo siano di fatto.
 Naturalmente oltre questa motivazione esiste un percorso storico che vede il maturarsi e svilupparsi di un contrasto sempre più aspro della frangia religiosa che per millenni ha sostenuto indisturbata la tesi di un universo creato da Dio (secondo i suoi precetti si intende), attaccata dalla nuova idea evoluzionista, un teoria scientifica che diventa il baluardo di vittoria della ragione sulla superstizione, secondo i più convinti razionalisti. E’ innegabile l’esistenza e l’aumento sempre più prevaricante del contrasto culturale di fondo, ma indubbiamente come visto fino ad ora lo “scontro” si muove su binari molli per entrambe le parti. In realtà ciò che è avvenuto è l’aumento preponderante e fuori controllo di un problema in cui né gli evoluzionisti né i creazionisti ne hanno affatto la minima soluzione. I primi mi daranno ragione, i secondi mi condanneranno come eretico, naturalmente. L’evoluzione di Darwin, è una teoria elegante, intuitiva e sulla base semplice, la quale ha portato in epoca successiva alla formazione della scuola neodarwiniana, sebbene le basi siano semplici, in realtà l’argomentazione diventa sempre più complessa nel compito dei biologi, chimici, genetisti, essi assieme ad una comunità scientifica molto ampia che coinvolge scienziati di molte discipline diverse, concordano sul fatto che ogni forma vivente esiste in virtù di mutazioni genetiche avvenute in modo lentissimo da una generazione all’altra in tempi lunghissimi, in ere che si perdono all’alba dei tempi. Tutti noi esseri umani e le altre forme viventi su questa terra proveniamo da un ceppo comune, un evento misterioso e lontano nel tempo che ha portato secondo fenomeni chimici del tutto sconosciuti al formarsi delle prime forme viventi semplici le quali per mezzo della riproduzione e mutazione si sono diversificate lentamente nel tempo giungendo a tutte le specie che possiamo vedere oggi attorno a noi, compresi naturalmente noi stessi. La vita non necessita di alcun creatore, è un fenomeno chimico che non appena si sono manifestate le condizioni necessarie tramite mutazioni casuali e selezione naturale che ha portato all’estinzione e all’avvio di moltissime specie diverse, giunge a ciò che possiamo osservare attualmente. Nessun creatore per l’origine, nessun creatore per le mutazioni, tutto avviene secondo uno specifico percorso espresso riflettendo una famosa frase di Jaques Monod –dal caso e dalla necessità-. Naturalmente pian piano che sono proceduti i grandi progressi della biologia molecolare la teoria si è affinata ed ha trovato nuovi parametri di riscontro, ma nondimeno essa non è esule da problemi di fondo che pongono dubbi anch’essi scientifici sul concetto stesso dell’evoluzione, ma che naturalmente avranno significato in seguito. Gli scienziati com’è logico pensare pongono questa conquista intellettuale oltre il proprio confine di competenza giungendo a definire la natura un qualcosa in linea di principio che sarà sempre più accessibile nel tempo, essi non accettano la risposta di Dio ai fenomeni, ma piuttosto cercano di sperimentare sui fenomeni per conoscerne le caratteristiche essenziali che guidano a nuovi perfezionamenti.
 A prescindere da tutti i limiti scientifici a riguardo (ce ne sono indubbiamente), bisogna osservare un fatto, se l’uomo avesse da principio accettato la risposta ultima in Dio per ogni cosa, seguendo i precetti religiosi, non avrebbe mai scoperto alcunché della natura circostante, ma occorre fare attenzione, bisognerebbe valutare se questo spirito scientista non finisce per generare un insolenza riguardo l’approccio sistematico della conoscenza della natura, finendo per sopravvalutare la capacità della conoscenza umana e delle ragioni su cui si fonda, rispetto alla vastità e alla grandezza della natura circostante, ma questo è un secondo problema che merita interesse in separata sede.
Dalla controparte i creazionisti mossi da un concetto tradizionalista di fede ma anche da una stretta appartenenza religiosa, muovono le proprie critiche supportati spesso da idee labili, conservatrici e troppo tradizionaliste. E’ qui che subentra con grande importanza il problema religioso. Esso implica che sondando una qualsiasi religione, ci pone di fronte ad argomenti labili nelle ragioni fondamentali che le muovono, spesso gli sviluppi teologici derivano da concezioni antiche di millenni ed ormai superate dai nuovi progressi culturali. Questo non vuole rappresentare un attacco alla fede, ma piuttosto un apertura della fede verso il nuovo, sebbene resto cosciente del fatto di poter essere accusato aspramente da tutti coloro che sono supportati da un senso di fede tradizionalista. Le religioni del libro impongono necessariamente l’osservanza e l’assunzione assoluta di tutto ciò che è stato scritto nel libro per mano di Dio. Affacciandoci alla religione cristiana, si evince che la Sacra Bibbia sia il libro fondamentale, l’unico della verità, ma in realtà un indagine moderna mostra che il libro non rispecchia fedelmente e in tutte le sue parti la verità, al contrario apre molte questioni spinose causate da coloro che hanno scritto il libro. Naturalmente la fede imporrebbe di fatto l’accettazione che Dio ha scritto la Bibbia, ma ben sappiamo che non è così, la Bibbia è scritta dagli uomini, da esseri umani che sono stati più o meno testimoni di eventi straordinari. La differenza tra le due condizioni è essenziale se si vuole comprendere che indagini storiche possono mostrare che la stessa Bibbia è stata trascritta migliaia di volte in epoche molto diverse, aggiunte, tagli, trasformazioni di parole, sono state più volte apportate ai testi ed è innegabile che nelle librerie di tutto il mondo non sia la Bibbia quel risultato di una fedele trascrizione della verità, ma in essa si manifestano incongruenze profonde tra un testo e l’altro. Nondimeno bisogna sondare un secondo aspetto molto importante : come coniugare ciò che oggi è possibile sondare con la scienza, con quanto è iscritto nei libri sacri? Questo sforzo non è stato mai compiuto in modo esauriente, perché la tradizione è uno dei concetti fondamentali di ogni culto religioso del mondo. Tuttavia nonostante questi concetti che dovrebbero essere discussi, elaborati e affrontati secondo rigori logici ben precisi, la fede libera di ogni individuo non è di per se discutibile, essa a prescindere dalla natura di appartenenza, appare come quella parte imprescindibile che è insita in gran parte delle persone di tutto il mondo, ma ciò non toglie che è possibile aprirsi verso il nuovo e cercare risposte anche nell’ambito della stessa fede, ma qui il tema naturalmente appare ancora più spinoso e bollente.
 La logica impone certi ragionamenti, è una sete di verità ed anche di valutare come stanno realmente le cose, il fatto che anche il tema religioso può essere discutibile non significa che sia falso, il fatto che io stesso posso muovere una critica sebbene mi fondo sua una scrittura che può risultare discutibile ma alla quale fondo la mia fede, non implica di conseguenza che la creazione sia un evento falso mai accaduto. Il problema è che molti atei evoluzionisti muovono le loro critiche poggiando in primis sulla natura logica delle loro scoperte scientifiche, ma anche sull’infondatezza sulla quale si basano le diverse fedi, dato che in questione appare principalmente quella cristiana, essi ritengono di conseguenza di poter dimostrare l’inesistenza di un creatore. Come lo stesso famoso darwinista Richard Dawkins sostiene “non solo si può valutare l’inesistenza di Dio ma esso appare non necessario”. Questo tentativo porta con presunzione ad escludere tante altre possibilità.
 Tutto ciò implica una conseguenza fondamentale: creazione o evoluzione, è un tema che si fonda su presupposti sbagliati, porta gli evoluzionisti a credere che le proprie ragioni siano assolute e fondamentali, al punto tale di poter affermare al momento che la creazione non è un evento accaduto e che non esiste nessuna prova sull’esistenza di Dio (secondo loro), dall’altra porta i creazionisti a promuovere il loro “antievoluzionismo” basandosi su fondamenti religiosi e attacchi teorici spesso labili. Ma perché non considerare i due termini creazione ed evoluzione entrambi concetti fondamentali, ma che pretendono un apertura di entrambe le parti verso l’assunzione di un nuovo modo di intendere il problema? Sebbene sia un grande argomento degno di infinito interesse, perché ancor oggi non avanzare ricerche profonde e interessanti sull’esistenza di Dio, svincolate dal dogma e dalla tradizione? Perché non utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per un impegno civile di ricerca della verità? La risposta è che né gli uni, né gli altri intendono aprire alla gente il tema per un comune confronto e dibattito degno della ragione moderna.
 
 
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