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il doppio senso della vita"

di Alessio Follieri

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IL DOPPIO SENSO DELLA VITA di Alessio Follieri, Giraldi Editore

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Il senso del bene 
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IL SENSO DEL BENE
Una riflessione su un sentimento comune ma poco conosciuto.
Di Alessio Follieri
Difficilmente la riflessione umana per la conoscenza del mondo ha mai sondato seriamente i concetti più comuni che ci riguardano da vicino. Piuttosto per tradizione culturale, l’orientamento di conoscenze razionali sono state  proiettate all’esterno della stessa condizione umana per andare molto lontano nello spazio e nel tempo. Ecco che le filosofie prodotte riguardano i grandi argomenti: l’esistenza di Dio, la natura dell’Universo in cui viviamo, i vari fenomeni che costituiscono la realtà circostante, ma difficilmente filosofi o scienziati si sono mai imbattuti in argomenti che riguardavano l’interiorità umana, quella di un sentimento come il “bene” o al contrario “l’odio”.
 Alcuni pensatori anche di grande prestigio, nel passato, si sono occupati della natura umana in genere, finendo poi per esaminare anche le pulsioni ed i sentimenti che spingono le persone verso alcuni atteggiamenti piuttosto che altri, questi argomenti in seguito sono diventati serio patrimonio della psicologia e di altre discipline scientifiche, orientate a ricercare in epoca moderna lo sviluppo dei diversi stati mentali correlandoli alla chimica e biologia dell’organismo umano.
 Una cosa è certa, che in molti concetti profondi, compreso il “bene” si è capito molto poco, ed esso è un argomento spesso lasciato a discussioni più o meno etiche molto vaghe, nella presunta considerazione che il “bene” sia una condizione soggettiva diversa negli individui, innata e in buona parte indefinibile. E’ davvero così? Il “bene” è un sentimento tanto inspiegabile quanto diverso in tutti noi? E’ una pulsione così imprevedibile e indefinibile? Più volte ho riflettuto in merito al “bene” nel senso più generale, come quello stato emotivo che possiamo esperire tutti noi, seppur in modo diverso, valutandolo anche in opposizione al “male” e quindi l’odio. Per certi versi è innegabile un’indefinibilità, ma allo stesso tempo possono emergere fattori sorprendenti che propongono persino una proposta verso l’evoluzione del “bene” che in questo caso possiamo considerarlo unitamente al concetto di “amore”. Questa evoluzione se ragioniamo sui fondamenti nel quale un concetto di bene si sviluppa dentro di noi, può portare ad una delle più grandi conquiste dell’umanità, ma naturalmente chiede sviluppo e confronto tra gli individui.
 Partendo dal principio fondamentale secondo cui il “bene” è uno stato che possiamo esperire almeno come il suo contrario negativo “l’odio”, o più moderatamente il “male”, occorre indagare come questi due stati interiori si sviluppano dentro noi stessi e se essi sono pulsioni istintive incontrollabili ed emotive oppure valicano il confine sottile anche con il nostro “essere razionali”. Quest’ultimo aspetto è di grande importanza e può aiutare questa analisi filosofica ad estendersi molto più in la di quanto previsto.
 Molti possono concordare su un aspetto che tutti noi, in senso comune tendiamo a ritenere valido che: “il bene” o più sentitamente “l’amore” è uno stato in cui veniamo a trovarci ma che non sappiamo affatto spiegarne il perché o la natura di tale sentimento. Ad esempio noi possiamo provare “il bene” (sempre inteso come concetto di amore in senso lato) verso una persona, una cosa, un luogo, una situazione. E’ chiaro che comunemente si ritiene che “il bene” verso una persona o comunque verso un “vivente” è un concetto moralmente più nobile rispetto ad un oggetto, un luogo o una situazione. Questo è un principio che si riveste di un certo moralismo sociale diffuso, ma spesso è anche poco praticato, quando ad esempio dico “Amo una persona” è sicuramente un concetto più alto rispetto a “Amo il mio lavoro” oppure “amo la mia auto”, o infine “amo quel posto per i tanti ricordi che mi legano a quei luoghi”. Noi possiamo amare tante cose, ma che significa in fondo “il bene” e quindi amare qualcosa o qualcuno. In tal caso scopriamo che il nostro atto di “bene” verso qualcosa o qualcuno, non è affatto semplice da spiegare in noi stessi.
 A cosa ci affidiamo dentro di noi quando la nostra mente decide di proporsi verso il bene? Scopriamo che in fondo questi stati emozionali e sentimentali sembrano non possedere ragioni specifiche, ed in fondo gran parte degli esseri umani adorano questo stato di cose, gran parte delle persone sono affascinate maggiormente dal fatto che si può manifestare un sentimento interiore imprevisto e inspiegabile, al punto che lasciare l’evoluzione di questi aspetti così misteriosi dentro di noi, assume in ogni qual modo un senso più intrigante, piuttosto che spiegarli e valutarli razionalmente, anzi gran parte di noi sono dell’opinione che la spiegazione e lo sviluppo razionale di questi concetti finisce in un modo o nell’altro per distruggere la poesia di quell’inspiegabile che ci accade dentro, eppure tuttavia, non sappiamo quanto sia lesiva l’incapacità diffusa in tutto noi e in tutte le società, di riuscire a sviluppare un senso dell’amore più ampio e grande. Noi tutti siamo finiti nella condizione ipocrita di pubblicizzare questo grande e nobile sentimento, ma al tempo stesso non ci abbiamo capito nulla in merito. E’ nota la ripetuta frase “o lo ami o non lo ami”, ma nessuno sa spiegare la differenza che avviene dentro nell’atto di amare o meno. Perché si finisce con l’esperire questo sentimento? Questo dilemma profondo ci guida al centro del ragionamento poiché è innegabile che esperire il bene verso un qualcosa o meglio qualcuno, avviene perché un individuo o qualsiasi cosa sia, in bene o in male suscita qualcosa dentro noi stessi che esperiamo questo stato.
 Assunto il concetto che uno stato di “bene” tende generalmente a proiettarci positivamente verso qualcosa o qualcuno, anche se in grado diverso che implica i nostri limiti (ed anche su di essi c’è una profonda analisi da fare), si può esaminare come questo avvenga sempre e solitamente per mezzo di condizioni.
 Facciamo il presupposto di un caso tipo, “io amo quella persona” al punto tale che costruiamo una profonda amicizia, ma perché? Semplicemente perché dentro me stesso delle condizioni debbono essere soddisfatte, può sembrare banale, perfino deprimente ma dentro di noi avviene più o meno consciamente, una situazione di scambio persino con il sentimento più elevato che conosciamo, immaginiamo e vorremmo che sia.
 Un dato semplice, Tizio si è innamorato di una persona, quindi gli chiediamo: perché ti sei innamorato? Lui ci risponde “perché è una bella persona e quindi mi piace”, ecco che sebbene può rappresentarci una risposta del tutto naturale, in cui possiamo aggiungere una lunga pletora di risposte diverse, gran parte delle persone affermano il proprio innamoramento, o comunque anche bene in amicizia verso un’altra persona perché vengono soddisfatte delle condizioni implicitamente richieste da entrambi.  Questo fatto può apparire molto naturale e persino ovvio, ma se arriviamo in fondo alla questione può cambiare volto e trasformarsi persino in qualcosa di deprimente.
 La questione che ci spinge a “voler bene” implica di fatto che l’oggetto (qualunque cosa sia: condizione, persona, oggetto ) del nostro bene deve corrispondere indubbiamente a delle nostre condizioni interiori, noi mettiamo implicitamente delle condizioni come un contratto implicito e non detto, ed ecco che nelle diverse età della vita, nelle più disparate condizioni, nelle tipologie di persone più diverse tra loro, il bene è un concetto che non si esprime mai a priori dentro di noi come uno stato più evoluto della nostra mente, bensì attende in sordina dentro di noi, nell’attesa che le sue condizioni siano soddisfatte, questo è un argomento che rimane nascosto persino in noi stessi, ma che pregna in modo essenziale tutte le società umane da millenni.
 Questo vuol dire che A per volere bene a B, quest’ultimo deve possedere una serie di caratteristiche 1,2,3,4…e così via, poche o molte che siano, per far si che A provi e maturi quel sentimento verso B o viceversa B pretenderà affinità o altre caratteristiche in se che siano soddisfatte. Per molti casi è innegabile che il “bene” che porta al maturarsi dell’amore ed anche delle amicizie e quindi di tutti quei rapporti positivi che intercorrono tra individui in modalità diverse, si maturano e si sviluppano poiché nell’individuo che sviluppa questo stato interiore, ci sono delle condizioni secondo cui altri individui soddisfano le condizioni preposte dall’individuo medesimo. Accade quindi che siamo “amici” di persone perché esse possiedono delle caratteristiche affini a noi stessi, o perché soddisfano altre condizioni preposte da noi stessi, allo stesso modo dell’innamoramento verso una persona che possiede delle qualità più o meno reali (ciò significa che possiamo anche attribuirle noi stessi inconsapevolmente senza che effettivamente quella persona possieda realmente quelle qualità) che comunque soddisfano le nostre condizioni.
 Questo stato di cose, ci porta al cuore del problema relativo al “senso del bene”, poiché in esso possiamo considerare l’esistenza di innumerevoli scale di valore differenti legate a qualsiasi persona. Questo vuol dire che per l’individuo A, le condizioni sono di un certo tipo e non sono le medesime di B, C, D…e così via, in tutte le variazioni che sono insite dentro di noi possiamo accorgerci dell’esistenza di alcune affinità, ossia una moltitudine di persone può possedere le medesime caratteristiche fondamentali secondo cui si propone e ricerca le stesse in altri, ma una cosa è certa e riguarda il fatto che, qualora le condizioni in un individuo non sono soddisfatte, è estremamente difficile che esso si proponga positivamente verso quella determinata persona. Questa è una condizione limite ma rappresenta il grande muro che separa l’umanità nel suo complesso.
 Questa considerazione limite, non significa accettare l’inesistenza delle eccezioni, poiché nelle innumerevoli varianti umane le eccezioni esistono, ma piuttosto implica che nell’umanità non si è mai sviluppato un “senso del bene incondizionato”, ma proprio il fatto stesso che il bene si sviluppa in virtù delle nostre preposte condizioni interiori, si può evidenziare com’esso in fondo è una forma di “bene egoistico”, in cui l’ego stesso del nostro stato interiore domina sul bene stesso che possiamo esperire.
 Questo aspetto lo ritengo come uno dei fondamentali che determina le più grandi difficoltà umane ad un apertura complessiva dell’esistenza su un piano più evoluto e meno limitato. Per comprenderlo meglio si possono citare diversi esempi: per una regola morale e sociale dominante, è aberrante assistere a quei casi in cui un figlio prova odio per i genitori o viceversa, è una condizione che troviamo inconcepibile per molti versi ma si sviluppa, esiste e porta a contrasti, divisioni e limiti ulteriori. La condizione fondamentale è che si ritiene obbligo e fondamento imprescindibile esperire un “amore incondizionato” da parte di un figlio verso il genitore, da parte del genitore verso un figlio, ma possiamo citare diversi esempi estremi.
 Nelle moltitudini condizioni diverse della vita quotidiana, chi è quel genitore che prova amore incondizionato per un figlio e allo stesso modo lo prova per un altro figlio che non è suo? Allo stesso modo, chi è che prova bene per un amico, allo stesso modo in cui lo prova per chi non è suo amico, ma che non è nemmeno un nemico? Possiamo continuare ininterrottamente con una infinità di esempi, ma seppur non è una rilevazione scientifica assoluta, nella società e nel mondo rileviamo una buona dose di aspetti negativi, contrasti, divisioni, odio, indifferenza, di alcuni esseri umani che vanno contro altri esseri umani, in questo senso possiamo accorgerci che la maggioranza di persone ( ed è una considerazione molto valida) ciò che prova e che fa per suo figlio “sangue del suo sangue” com’è più volte ripetuto, non lo fa per nessun altro, seppur in tal caso si evidenzia un caso limite, è tuttavia una condizione reale ma c’è di più. Naturalmente possiamo considerare che siamo individui immersi nella società, ne consegue che tutti noi siamo influenzati in modo diretto dalle regole sociali del mondo che abbiamo trovato e che andiamo a costruire inevitabilmente, quindi per un genitore un figlio rappresenta una condizione di responsabilità, non solo di “amore”, tutto questo è legittimo, naturale, ma occorre prestare attenzione come spesso esiste una tendenza a fare ad altri figli ciò che non si farebbe mai al proprio. Ovviamente si sta esaminando una condizione limite, ma questa esprime molto bene quel concetto di fondo che attorno al nostro “amore ego” costruiamo un mondo, una realtà di persone che si trovano all’interno del cerchio e persone che invece si trovano all’esterno. C’è la costruzione di una corazza, spessa e ben solida (che data la vastità dell’argomento pretende un esame in separata sede), ed è tale condizione che porta a questioni come: odio, indifferenza, chiusura interiore, disagi, disastri morali e materiali.
 Cos’è quindi il concetto di “amore incondizionato”? Si può sviluppare? Cosa cambia in noi? Queste domande invitano a considerare se “l’amore incondizionato” sia un invenzione inattuabile oppure sia un potere enorme incluso in ognuno di noi. E’ logico che in un articolo seppur lungo come questo non è possibile in alcun modo esaminare tutte le varianti possibili ed anche tutti i temi finora aperti, giacché ognuno di essi meriterebbe un libro a se, ma è altrettanto vero che per comprendere il concetto di “amore incondizionato” esiste una variante sino ad ora non esaminata, quella razionale e cosciente. Questo aspetto ci porta a sviluppare una concezione del tutto nuova ed estremamente importante ossia: il contrasto tra pulsioni emotive e coscienza razionale. Noi vogliamo bene ad un figlio, ad una moglie, un marito, un amico o ad un’amica la questione è: come nasce e perché? Abbiamo già visto l’esistenza di condizioni interiori consce o inconsce, ma tuttavia riteniamo  in modo abbastanza diffuso che il “bene” in senso lato sia un sentimento che nasce e si sviluppa alla stregua di un’alchimia sconosciuta, o c’è o non c’è, tuttavia è altresì verosimile che il concetto di bene si sviluppa in noi anche per mezzo di processi razionali, ossia che lo stesso sentimento, il “voler bene” nasce appunto dalla volontà che si elabora per mezzo della nostra ragione. Questo implica la condizione secondo cui da una parte a livello individuale il” bene” sembra emergere dentro di noi, ma in altra parte “noi stessi possiamo fare emergere il bene” in noi. Altresì è assolutamente fondato l’argomento secondo cui spesso il “bene”, è un sentimento che si sviluppa in virtù di condizionamenti.  Può sembrare incredibile ma è realmente così, ad esempio possiamo vedere che nei differenti popoli esistono regole sociali diverse, queste regole implicano usanze che possono essere contrastanti tra un popolo e l’altro, molti aspetti di rapporti sociali che intercorrono in un qualsiasi tipo di società più o meno evoluta che sia, possono risultare aberranti ad un altro popolo, ossia sembrano violare delle condizioni morali e sentimentali, eppure in un determinato popolo l’usanza stessa delle regole sociali in cui si sviluppa l’individuo, esse non producono alcun contrasto. Questo implica che spesso tutte le relazioni sentimentali e lo stesso “voler bene” che si sviluppa in noi non è un qualcosa di “puro”, ma è fortemente condizionato da un enorme insieme di fattori, molti dei quali non dipendono neanche dall’individuo stesso ma dall’ambiente in cui sviluppa le sue conoscenze sociali. Nel momento in cui riconosciamo uno status nuovo del “voler bene”, quindi associandolo anche all’idea che noi stessi con un atto di volontà possiamo portare ad uno sviluppo interiore del “bene”, ecco che riconosciamo una qualità straordinaria di poter sviluppare una base razionale secondo cui portare noi stessi ad un “bene” più ampio che possiamo riflettere ovunque attorno a noi. Questo atto è la chiave fondamentale di un “bene incondizionato”,  ragionando in estremis possiamo considerare un caso limite come: è possibile voler bene al proprio nemico? La risposta è assolutamente si. Se l’umanità al suo apice dell’essere arriverebbe un giorno utopico a produrre dentro gli individui stessi del proprio sistema (gli esseri umani), un bene non condizionato da alcun fattore e provato indipendentemente dalle condizioni, ecco che se stessa svilupperebbe la più grande conquista del genere umano. Il giorno stesso che gli individui riconoscerebbero di voler bene al “proprio nemico”, ecco che al tempo stesso non vi sarebbe più alcun nemico. Il punto fondamentale è che spesso siamo portati ad un provare il “bene” solo se esso scaturisce da individui che soddisfano il nostro ego interiore, in molti casi più estremi arriviamo alle conseguenze più disastrose in cui non proviamo un bene per nulla e per nessuno, quindi ci proiettiamo al centro del dramma umano più profondo ed ignoriamo la grande potenza di un bene assoluto per altri esseri umani.
 Il nodo cruciale di tutto l’argomento, risiede nel fatto che il bene non è un sentimento che nasce, né può essere strettamente legato solo a condizioni che volente o nolente attribuiamo come regola per soddisfare noi stessi, ma piuttosto che noi possiamo governare e ampliare la nostra capacità a voler bene, è questo atto fondamentale che ci rende degli esseri diversi, superiori, in evoluzione e nella proiezione stessa della nostra idea mentale del mondo. Per tal motivo esso è una conquista, attualmente viviamo in un mondo e in una società in eterna competizione, nei limiti sociali ed economici, nelle regole competitive con cui l’uomo si è auto-creato il proprio mondo, noi non sappiamo più distinguere una realtà del bene, piuttosto siamo arrivati alla capacità di dosare il bene secondo le nostre esigenze e questo è un limite perché non riconosciamo più quanto il bene stesso che possiamo volere nel rispetto del mondo e degli esseri che lo popolano può riempire noi stessi verso la più grande rivoluzione culturale e mentale che l’umanità potrebbe mai sperimentare su se stessa.
 Sono assolutamente certo che questo argomento può avere un grande riscontro in tutti i lettori, non solo, esso può ricevere spunti di riflessione estremamente profondi ed è questa la sostanza per la quale ho deciso di scriverlo, nella certezza che potrà avere ampio campo di discussione e di ampliamento in tutte le sue varianti.
 
© Alessio Follieri 2009
 
 
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