Contro l’autorità.
Di Alessio Follieri
Uno dei punti cardini che influisce nella conoscenza di qualsivoglia tipologia, è il principio d’autorità, secondo il quale spesso le idee sostenute da un dato esponente di una disciplina sono ritenute vere, non in base a quanto esse stesse affermano e dimostrano nella logica, quanto piuttosto alle credenziali che possiede chi la espone.
Nel settore scientifico ad esempio, questo problema a volte è superato dallo sviluppo delle Teorie, le quali delle volte incappano in enormi difficoltà proprio per il principio di autorità. Le vicende dell’ultimo secolo, sono colme di momenti in cui nuovi dati e nuove teorie potevano soppiantare le vecchie, ma quest’ultime sostenute da vere e proprie autorità dei rispettivi settori hanno lungamente resistito all’innovazione, anche se alla fine hanno dovuto soggiacere alle innovazioni, non senza prima aver prodotto una buona resistenza.
In questi termini la fisica, l’astrofisica e la cosmologia, unitamente alla chimica e biologia, sono forse le migliori che spesso hanno posto in essere il superamento del concetto di autorità, ma sotto tale principio frequentemente rimangono in giacenza aspetti piuttosto oscuri, nelle scienze, nelle filosofie e ovviamente nelle dottrine religiose.
Com’è noto la religione stessa ha nei suoi fondamenti il principio d’autorità, essa fonda la propria autorità nella tradizione, o nelle religioni del libro, come ad esempio il Cristianesimo, negli antichi scritti ereditati dal passato, unitamente alle istituzioni che le rappresentano in termini di autorità religiose, per questo la questione religiosa merita una trattazione diversa e specifica.
Cosa comporta il principio di autorità? Tale principio, implica l’accettazione di una verità a prescindere dall’argomento che la supporta, ma ponendo il valore della stessa verità in base alle credenziali di chi la espone. Questo si è sempre creduto come un problema antico, ormai superato dai processi sperimentali nelle scienze, dall’analisi critica fra teorie, allo stesso modo nella filosofia, ma non è così.
Le conoscenze intese come scienze e filosofie, sono delle istituzioni che si sostengono sui pilastri fondamentali di coloro che compongono l’elite culturale nelle diverse discipline, motivo per il quale spesso l’apertura verso il nuovo è estremamente difficile che si articola nei meandri delle istituzioni più tradizionaliste e severe.
Detto questo, il principio d’autorità spesso implica una chiusura verso il nuovo ed una dubbia apertura verso la verità delle cose. Accade che la sostanza e la veridicità di un argomento riguardo alle scienze, è sostenuta spesso dalla dimostrazione teorica, ma in poche scienze il processo dimostrativo e teorico ha raggiunto livelli tali da poter essere esaminato, in gran parte delle discipline è molto più difficile. Tale condizione diviene ancor più complessa nelle filosofie, le quali sono ancor più indefinite delle scienze, dove spesso le idee che godono di maggior successo e sostegno sono quelle approvate e sostenute dallo standard culturale dominate delle istituzioni filosofiche.
Fin quando l’autorità permane un elemento che si svolge nel contesto culturale delle discipline , esso appare più come una qualcosa di discutibile e tecnico, nonché di relativamente importante, ma tale principio si muove anche su altre strade, ben diverse che coinvolgono ancor di più le masse, quelle dei media e dell’informazione.
In questi decenni abbiamo vissuto una delle evoluzioni più straordinarie, quella del grande progresso dei media, i quali hanno portato un flusso di informazioni enorme nelle case di tutti, da internet, alla tv, fino ai telefoni cellulari, tutti gli apparati diffondono in un modo o nell’altro informazioni, lo slogan che guida l’era moderna è possibilità di informazioni per tutti, democrazia e libertà. Ciò a portato inconsapevolmente milioni di persone a credere di essere veramente liberi, di scegliere e di decidere per se stessi cosa pensare e come, ma questo è un semplice specchio per le allodole. Il motivo per il quale non è vero quanto è proclamato, risiede in motivazioni diverse che legano la valutazione non solo al principio di autorità, ma anche nella grande rete di relazioni tra politica, economia e informazione.
Se guardiamo a secoli or sono, è indubbio che si sviluppa in noi un senso di libertà. Le classi dominanti del passato non ritenevano necessario far sviluppare un popolo, spesso costituito da una massa ignorante e illetterata al cospetto di una selezione privilegiata di dotti. Guardando tale scenario vengono i brividi, le cose oggi stanno ben diversamente, tuttavia quella concezione non è stata ancora abbandonata del tutto, giacché non esiste a tutt’oggi una vera libertà di espressione, noi vediamo, leggiamo e valutiamo solo ciò che è stato selezionato, ad eccezione forse di internet nel quale possediamo una certa libertà di andare alla ricerca di ciò che vogliamo sapere. Tuttavia neanche internet è così libero come crediamo, nonostante le apparenze ci dicano il contrario, in esso non domina l’ordine ma la confusione più totale, c’è di tutto e affiora ogni cosa su un determinato argomento al punto che, per carpire qualcosa di definitivo occorre un tempo sempre maggiore quante più informazioni fluiscono in questo contesto. Accade quindi che la maggior parte delle persone non ha molto tempo e spesso le opinioni popolari su determinati argomenti si affermano non in virtù di concetti analizzati, valutati, ma piuttosto su vere e proprie correnti ideologiche che per mezzo del principio di autorità confluiscono come una corrente d’aria, qua e là, infondendosi tramite molteplici mezzi nella redice della pubblica opinione. La carenza di un fondamento logico rispetto al quale si ritiene vera una cosa piuttosto che l’altra, spesso sono sostenute con “l’ha detto tizio” oppure “l’ha detto caio”.
In questo contesto è perché Tizio o Caio hanno delle credenziali, rivestono un ruolo, possiedono un certo potere, quindi la logica conseguenza è che essi dicono la verità, mentre invece essa andrebbe vista non nel fatto di chi la espone, ma delle ragioni che vengono esposte atte a far si che delle questioni debbono essere ritenute vere. Il principio d’autorità dogmatico, è sottovalutato nella sua sostanza di com’esso si muove nella società, nella pigrizia di andare a vedere, ma che in fondo è estremamente importante per le masse e per i popoli interi, per il senso che viene dato alla vita in questo mondo, spesso si ascoltano solo le autorità invece che condividere le idee su basi della ragione. Poco importa ai settori della conoscenza di tutto questo, anzi essi hanno già le credenziali e spesso usufruiscono di vetrine pubblicitarie molto ampie atte a convergere maggiori fondi per le loro ricerche.
Il principio di autorità è la base su cui si muovono i media, l’informazione, tutto quanto finisce alle nostre orecchie ed è proclamato come verità lampante e autentica, ma che in realtà può essere profondamente dubitabile. In questo credo vi sia un ordine mondiale che spinge a farci credere che le cose stanno diversamente da come in realtà sono.
Uscire da questo stato di cose è enormemente difficile, ma la strada giusta è quella libertà individuale, nel non ritenere giusto che mi venga rapita per tutta la vita una verità del mondo che ho vissuto.
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